A te, che sei la mia buona stella.

In un giorno come oggi, mi é impossibile non pensare a te.

A te che mi hai insegnato a camminare tenendomi per mano e mi permetti di proseguire rimanendo nel mio cuore.

A te che mi hai fatto sentire al sicuro e che con la tua dignità nei momenti più bui, mi hai fatto capire cosa voglio insegnare a mia figlia.

A te che mi hai insegnato ad amare la nostra famiglia nonostante le assenze, nonostante le incomprensioni e nonostante tutto.Continua a leggere

Come ti saluto un disturbo e mi abbuffo di abbracci.

-Ma a te cosa piace mangiare? C’è qualcosa a cui non potresti mai rinunciare?-

-Mah.-

-Insomma, sei una brava cuoca, il tuo piatto preferito? Quello che piú ami cucinare?-

-…-

-Ti guardo… Sei obesa! Ti immagino una godereccia, una che magna senza pietà insomma. Dai, su, dimmi qualcosa!-

-Non ho nulla da dirti.-Continua a leggere

Dolce Natale.

È quando ti permetti di affrontare il cumulo di dolore che porti sulle spalle che avviene il miracolo di una nuova nascita. Fosse anche solo un pianto che libera, lava e salva dal soffocamento.

Sará anche stato un Natale impegnativo, fatto di solitudini forzate, ma non ne ricordo uno così dolce.

Ringrazio di cuore chi non c’è, chi ci vorrebbe essere e chi c’è sempre.

Auguro a tutti la consapevolezza di poter nascere e rinascere dalle piccole grandi cose, compreso un caffè in compagnia, un’immagine che commuove o un solo abbraccio in cui sperare.

AUGURI!

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Panico nero.

Ci sono dei momenti in cui arriva senza preavviso. Saranno anche le feste ad essere propedeutiche al suo scopo o una voglia di famiglia che mi stende in tutte le festività natalizie , ma è arrivato.

Il panico.

Cazzo ne so io perché, o meglio lo so, ma non è mica una cosa semplice da accettare eh. Sono anni che tengo a bada gli svarioni emotivi del “i nonni non ci sono” piuttosto bene, ma questa volta mi ha fregato.Continua a leggere

Trasformo il conflitto.

Un giorno qualcuno, senza conoscere del tutto la mia storia e il mio vissuto, si è permesso di dire che quando parlo di cibo non scrivo ma pontifico. Che quando accenno ai disturbi alimentari, al panico o anche a quello che sono le mie sensazioni ed emozioni ho un modo arrogante di dare il mio punto di vista. Oltre ad interpretare in chiave psicologica, emotiva e cheneso ogni virgola oltretutto. Può essere, mi dico, ma anche no e stica**i. Ognuno può pensare quello che vuole giustamente, eppure io posso assicurare che quando scrivo di me ci penso molto, rifletto su ogni parola da usare perché per me scrivere post di questo tipo è realmente curativo: ogni frase fa parte del mio personale percorso, lo influenza e lo plasma ed ogni espressione, seppur ironica, ha un profondo significato. Precisato questo, io non pontifico, descrivo esattamente cosa mi passa per la testa in un preciso momento ed avendo fortunatamente molta conoscenza e coscienza di quello che provo non potrei scrivere altrimenti; posso eventualmente risultare stronza e saccente, ma a differenza di molti altri non ho la presunzione di essere papa, ho l’esigenza di essere  solo pienamente, interamente e onestamente me stessa. Bon.

Ho avuto un rapporto conflittuale con mia madre, molto conflittuale. Oserei dire guerra aperta.Continua a leggere