Funziona il perdono responsabile?

Forse è solo una questione di perdono responsabile, vai a capire…

Chiedo perdono per tutte le volte che ho incolpato qualcun’altro pur di non prendermi la responsabilità di ciò che ho detto e fatto, senza morire di vergogna.

Chiedo perdono per le offese urlate e per le parole taglienti sibilate, senza sentirmi un mostro senza cuore.

Chiedo perdono per tutti i consigli non richiesti dati, senza sentirmi mortificata.

Chiedo perdono per il sarcasmo usato e non compreso, senza sentirmi incompresa.

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Trasformo il conflitto.

Un giorno qualcuno, senza conoscere del tutto la mia storia e il mio vissuto, si è permesso di dire che quando parlo di cibo non scrivo ma pontifico. Che quando accenno ai disturbi alimentari, al panico o anche a quello che sono le mie sensazioni ed emozioni ho un modo arrogante di dare il mio punto di vista. Oltre ad interpretare in chiave psicologica, emotiva e cheneso ogni virgola oltretutto. Può essere, mi dico, ma anche no e stica**i. Ognuno può pensare quello che vuole giustamente, eppure io posso assicurare che quando scrivo di me ci penso molto, rifletto su ogni parola da usare perché per me scrivere post di questo tipo è realmente curativo: ogni frase fa parte del mio personale percorso, lo influenza e lo plasma ed ogni espressione, seppur ironica, ha un profondo significato. Precisato questo, io non pontifico, descrivo esattamente cosa mi passa per la testa in un preciso momento ed avendo fortunatamente molta conoscenza e coscienza di quello che provo non potrei scrivere altrimenti; posso eventualmente risultare stronza e saccente, ma a differenza di molti altri non ho la presunzione di essere papa, ho l’esigenza di essere  solo pienamente, interamente e onestamente me stessa. Bon.

Ho avuto un rapporto conflittuale con mia madre, molto conflittuale. Oserei dire guerra aperta.Continua a leggere

Di terra, di semi e di insemenii.

Inseminio: fesso, scemotto e pure un po’ cretino; può diventare altamente crudele, non si sa però se lo faccia per scarsa intelligenza o per pura cattiveria. Questa è una parola in dialetto veneto, in casa mia sta ad indicare uno che nel tempo non ha fatto un passo giusto o che per vie traverse tipo accompagnandosi con la persona sbagliata, ha cominciato a dare i numeri. El s’ha inseminio insomma.

Muovo la testa, pogo e saltello da seduta (che è una fine arte rara), ho le cuffie e mentre batto il piedino a tempo mi godo lo stordimento da musica troppo alta; d’altro canto sono nella fase della decompressione serale… hop hop hop. In questa parte della giornata divento più maleducata, sfrontata ed arrogante del solito e spero sempre che nessuno mi veda perché sono anche altamente ridicola, eppure non riesco a fare diversamente. Capita solo a me che la musica renda la vita più facile? Mi rende leggera come una piuma, alleggerita come un palloncino di elio e allena ogni cellula del sistema nervoso a stare in equilibrio con il tutto, boh. Rimane il mio metodo infallibile in qualunque situazione e in qualsiasi posto.Continua a leggere

San Valentino, la scoperta.

Arrivo alla fine di certe settimane e mi rendo conto di quante cose avrei voluto fare e non sono riuscita nemmeno a cominciare di pensare a farle. (picco influenzale pervenuto)
Malinconia e noia ci hanno travolto, poco sole e scarsa capacità nel chiedere aiuto hanno messo il timbro a giornate dette anche “schifosette”, che non sono proprio schifose ma fastidiose.
In questi momenti si annida in una parte poco esplorata della mia mente un sottile senso di inadeguatezza, mi dico che dovrei riuscire a fare tutto.
Quando vedo che la verdura fresca non c’è più e che dovrei fare una bella spesa di vitamine che combattono meglio febbre e raffreddore, che vorrei scrivere qualche post ma mi si incrociano le idee insieme agli occhi, che ho in sospeso lavatrici e pacchi di roba da piegare o stirare coi pavimenti che gridano vendetta e cose così, mi fermo.Continua a leggere