Di terra, di semi e di insemenii.

Inseminio: fesso, scemotto e pure un po’ cretino; può diventare altamente crudele, non si sa però se lo faccia per scarsa intelligenza o per pura cattiveria. Questa è una parola in dialetto veneto, in casa mia sta ad indicare uno che nel tempo non ha fatto un passo giusto o che per vie traverse tipo accompagnandosi con la persona sbagliata, ha cominciato a dare i numeri. El s’ha inseminio insomma.

Muovo la testa, pogo e saltello da seduta (che è una fine arte rara), ho le cuffie e mentre batto il piedino a tempo mi godo lo stordimento da musica troppo alta; d’altro canto sono nella fase della decompressione serale… hop hop hop. In questa parte della giornata divento più maleducata, sfrontata ed arrogante del solito e spero sempre che nessuno mi veda perché sono anche altamente ridicola, eppure non riesco a fare diversamente. Capita solo a me che la musica renda la vita più facile? Mi rende leggera come una piuma, alleggerita come un palloncino di elio e allena ogni cellula del sistema nervoso a stare in equilibrio con il tutto, boh. Rimane il mio metodo infallibile in qualunque situazione e in qualsiasi posto.Continua a leggere

Macelleria Sentimentale #2

Scrive alla Macelleria Sentimentale Melissanella, ragazza turbolenta nonostante il nome che le hanno affibiato. Ha saputo del nuovo servizio proposto dalla cugina di una conoscente dello zio di un mio coscritto. Mi ricordo di Melissanella, ricordo come fosse oggi quando entrava in negozio e faceva comprare a sua madre salsicce di cinghiale all’aglio e brillantina. Mi sono sempre chiesta come facessero a mangiare 48 paia di salsicce a settimana, nessuna delle due poi, portava cera sui capelli ma vabbè.
Si diceva che la madre avesse frequentazioni poco raccomandabili: i gangster di paese. Loschi individui che negli anni Settanta rubavano i trattori per la raccolta delle mele, per usarli come mezzo di trasporto per le vacche in transumanza.

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Macelleria Sentimentale, il principio.

Mi scrive Beluerta, amica strana di lungo corso. Credo di averla conosciuta nel ’76 in negozio tra un cartoccio di cremino e un litro di latte d’asina. Grazie alla macelleria ho incontrato tanta gente tutta diversa. Eravamo due ragazzine con le trecce e ora siamo due donne dalle mille risorse e dagli svariati svarioni.
Comunque dicevo, mi ha scritto alla Macelleria Sentimentale per sottopormi il seguente quesito: tu che ne sai tante, come si fa ad amare un uomo che gli puzzeno i piedi? E come si fa a rimaner sposate fino al 25.mo di matrimonio (mancano pochi giorni), per ricevere il brillante promesso da decenni?

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