Meglio soli o accompagnati?

È una vita che ripeto “bisogna bastarsi” ed è una vita che non mi basto. Credo. Perché altrimenti avrei risolto tutto, no? La cosa comica è che per contrastare la mia solitudine ho trovato compensazioni non sempre lecite, ho costruito muri alti, ho indossato corazze, ho intrapreso lotte con tattiche che gli spartani si sognavano ed ho allacciato  relazioni pericolose. E tutto questo perché? Mi chiedo.

Ci sono rapporti che ti entrano nelle viscere, persone alle quali affideresti la tua vita senza pensarci un attimo perchè vivono nel tuo sangue… poi capisci altro e cioè che per loro daresti la tua vita ed è solo questo l’importante. Per te. Per loro. Eppure sei solo, nasci solo e muori solo, diceva più o meno un detto… Anche no, dai.

Ma torniamo al bastarsi, che minchia vuol dire bastarsi? Se io sento una stretta allo stomaco perché percepisco la solitudine non mi basto, se mi viene da piangere perché non ho voglia di stare sola non mi basto, se desidero compagnia per un abbraccio non mi basto, come cazzarola si fa ad abbracciarsi da soli? No, perché per l’accarezzarsi non ci son problemi e ci arrivo, ma per stringersi, buttarsi le braccia al collo e avvinghiarsi la vedo estremamente dura.

Altra cosa, se la solitudine fosse realmente un modo di vivere ideale, se fosse l’unica condizione azzeccata, perché siamo così tanti? Sì, mi son svegliata strana 😉

Magari qualcuno crede di essere una persona solitaria, invece è solo snob; crede di potersi bastare, invece è fragilmente coraggiosa; crede di non essere amabile, invece è solo spigolosa; crede di doversi difendere a priori, invece le manca solo un po’ di umiltà. Perché, porca miseria, ci insegnano (ed insegnamo) che bisogna farcela da soli, non bisogna contare che sulle proprie forze, che come ci si preserva e ci si protegge da soli nessuno mai?

Ma perché, porca mer*? No, io non ci sto. (dejavu, brrr)

Si teme la solitudine perché non ci si vuol guardare dentro con onestà, si cercano sostituti ed espedienti per non guardare ciò che potrebbe farci crollare, forse; si fugge a destra e a manca, fuori,  pur di non perdersi nella propria intimità più vera, quella che pulsa di ricordi, per il terrore di scoprirsi inadeguati; si scappa da quella parte del nostro essere che si cerca di nascondere a noi stessi in primis, per mantenere una parvenza di controllo: chissà cosa ci trovo la in fondo?! E se poi non riesco a gestirlo?!

Dunque sono arrivata alla conclusione, dopo il terzo caffè del mattino per carpire ogni piccola e grande intuizione e non perdere la vena filosofica, che la solitudine è utile solo se ci si perde in profondità di sé stessi senza paura, nei meandri più abissali del proprio sentire senza remore e preconcetti, se ci si concede la possibilità di fare i conti serenamente con tutta una vita ed i propri progetti. Tanta responsabilità, qualche rimorso e forse pure qualche rimpianto.

La solitudine può essere l’occasione che la vita dà per stare meglio con gli altri, perché alla fine dei conti, io sto molto meglio in compagnia, non so voi.

Persone fidate, scelte con cura e per cui darei la mia stessa vita.

Buona settimana;)

 

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