Macelleria Sentimentale: di aggiunte e sottrazioni.

Fra una settimana aprono i Mercatini di Natale qui in zona, siamo già tutti in fibrillazione: turisti che vengono da ogni dove che impazziscono per l’angelo finto con la boccuccia a O, che si rincretiniscono per un vin brûlé da 10 euro al millilitro, che vagano infreddoliti alla ricerca di un souvenir da 100 monete da due nette e che si divertono a fare le sardine. Ecco. (Mi pare sciocco ribadire quanto io sia orgogliosamente asociale sotto le feste e non)

Qui in Macelleria proseguiamo con il nostro lavoro, io ho continuato a fare consulenze Sentimentali regolarmente: rispondo ad ogni lettera con pesante ironia, cerco di leggere oltre quello che viene scritto, vedo più in lá di quello che mi si vuol far vedere e dico che il bicarbonato li salverà tutti prima o poi. I crauti fermentano, le salsicce più richieste sono quelle di seitan ormai, i canederli li facciamo senza salumi, senza latte vaccino, senza uova, senza pane.

Dunque, tutti vanno avanti eliminando qualcosa a parte i souvenir, (pensano di eliminare i problemi così), molti credono che la vita abbia un valore aggiunto solo se si toglie qualcosa (chincaglierie escluse) e non è più importante migliorare il proprio benessere aumentando il proprio impegno consapevole. No. Dimmi te che roba brutta. Il valore aggiunto dovrebbe essere qualcosa che arricchisce, altrimenti si chiamerebbe valore sottratto. Non un ricordino e basta. Eh.

Una volta si parlava di carne e dei suoi piaceri, di bambini che si sbucciavano ginocchia e gomiti in cortile, di condivisione di spazi, di canederli fatti con uova, latte, soffritto di burro e calorie che scaldano, appunto. Oggi mi scrivono per dirmi che non si vuole far fatica, vedere oltre è uno sforzo troppo grande, impegnarsi porta debolezza di spirito, voglio tutto e subito, che non funziona più, che non si può andare avanti così, che non funzia, che non va e che non tira. Mai che scrivano perché sono felici, perché vogliono idee per un bel regalo di anniversario e perché il bicarbonato ha risolto ogni loro difficoltà. Mai.

E io che cosa dovrei rispondere? Io li accontento un po’ e li prendo in giro.

Come Franco che mi scrive che la moglie gli ripete da vent’anni che non lo capisce per niente: figlio mio, parla più chiaro! Hai un nome che è tutto un programma, sfruttalo.

La Pina mi dice che ha quattro figli, tutti ripetenti, tutti cresciuti davanti ai videogiochi invece che con l’attenzione ai compiti, che mi chiede come fare i canederli di tofu. Che le vuoi dire? Le ho scritto che prima di pensare al polistirolo dovrebbe forse curare i suoi figli con delle belle bistecche di scienze dell’educazione, delle polpette di comunicazione e degli spiedini di matematica,  e via. Dice che non ha capito come e dove comprare gli ingredienti. Senza speranza, poveri.

E la Fenice. La Fe-ni-ce.  Quella che mi dice che non ce la fa più, che è disperata perché non trova il giusto posto ai mobili e piange ogni sera perché le tende che le compra di continuo suo marito, una a settimana, non si abbinano con nulla. Lei vuole quelle a pacchetto comprate sulla redutt. Io non ho ancora avuto il coraggio di dirle che la cosa davvero utile in casa sua, sarebbe quella di modificare l’altezza delle porte per le corna che tiene. Ho risposto semplicemente di rialzarsi, che una posizione all’arredamento la troverà presto e che le tende le vada a scegliere con suo marito. Una volta in settimana almeno.

Per concludere, arrivano le Feste, a me MI viene l’ansia per tutto, ho pochissime sicurezze, è vero, ma l’unica cosa che mi da pace e che mi rimane, è che a casa mia i canederli li facciamo col pane.

Se non digeriamo ci basta il bicarbonato, perché noi i problemi, li spaventiamo coi rutti.

Buon prefeste a tutti.

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