La piccola grande Bellezza.

Appena letto il post del tema del mese di GC, sono riuscita a pensare ad una cosa sola: Elisa spalmata su di me appena nata, calda quel tanto da sedare ogni mio brivido di freddo visto che ero nuda, bagnata quel tanto da sentirla ancora appiccicata e morbida quel tanto da incastrarsi trai seni accoglienti di donna non più gravida. Il ricordo è qualcosa di ancora molto vivido, l’ultima spinta e quel calore sono la Bellezza più grande che i miei occhi abbiano potuto vedere e il mio corpo provare.
So per certo che questo stato di beatitudine è stato condiviso da suo padre.

Non sto parlano di emozioni, cuoricini e sentimenti, sto parlando di un qualcosa di viscerale e di estremamente carnale, di un piacere atavico dal sapore tipicamente antico, travolgente ed allo stesso tempo deliziosamente delicato, una delizia fisica squisita, un appagamento completato poi dalle carezze reciproche. Vedere il suo corpo cercare il seno istintivamente e sgusciare per trovarlo, per me, per noi, visto il travaglio nel quale abbiamo rischiato tutto, ci ha fatto fare pace con ogni cosa.
Toccare, toccarsi e stare a contatto.

Il tempo si è completamente fermato e la  Bellezza ci ha inglobato in sé, senza chiedere il permesso o altro, senza guardare le nostre capacità, il nostro effettivo valore o le nostre intricate sensazioni, la Bellezza è e basta così. Deve bastare così, perché non va capita ma va accolta. Forse bisogna solo accorgersi che c’è in quel primo sguardo e desiderare che quella sensazione corporea travolgente di reciproca appartenenza possa non finire mai.
Non parlo di possesso perverso o quel bisogno patologico di possedere un figlio, sia chiaro, ma parlo per esempio di un primo abbraccio di un padre poco esperto con i bimbi, un padre che non ha paura di toccare e non sente il desiderio di alzare il trofeo per mostrarlo o vederlo meglio, ma un padre curvo su quel pastrocchio di coperte, un uomo ricurvo ed impegnato quasi a volerlo mettere nella pancia per sentirlo nelle sue viscere.
Un uomo avvolto dalla Bellezza in una sala parto qualunque.

Ecco, non riesco a pensare a tutte le sfumature di Bellezza che sono arrivate poi, ce ne sono state molte e giornaliere, senza ricordare questo nostro primo incontro. Credo che sia fondamentale sia per noi che per lei parlarne, perché è inutile filosofeggiare e parlare con gli occhi a cuoricino di amore, rispetto, desiderio, progetto, aspettative, educazione, pedagogia, miracolo e meraviglia se non ci si rende coscienti ed al servizio di un legame che c’è tra genitori e figli fin dal primo incontro.
A servizio della Bellezza.
Una relazione che rimane salda e si spera sana per sempre e che si concretizza proprio con la Bellezza. (e se così non fosse comunque, prenderne atto è fondamentale, credo)

So di essere stata fortunata, -anche di non essere morta che non guasta-, perché appena l’ho annusata ho riconosciuto la Bellezza e l’ho messa come chiave di lettura e obbiettivo quotidiano del nostro percorso insieme. Quando sono stanca ci ripenso a quel contatto di pelli che si cercano, al mio viso schiacciato contro di lei ancora bagnata di noi. Ci medito su e mi rendo conto che tutti gli studi più alti non contano nulla, mi sporcano le intenzioni nei pensieri e mi rendono schiava di ragionamenti intricati che non mi fanno più pensare a quella chiamata a servizio della Bellezza.

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Che siano una bellezza anche i suoi occhi verdi, le sue frasi argute, la sua vivacità, le sue carezze, i suoi sguardi e la sua capacità di farmi uscire dai gangheri non è scontato ma di certo logico ormai, perché è semplicemente la mia piccola bellezza così com’è e mi basta, ma la Bellezza… una bomba.

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