Il coraggio di avere paura.

Nonostante tutto per me è un grande momento. Lo sento nel mio bisogno di solitudine e di riflessione, lo percepisco nella ciccia che trema e nei pensieri che non trovano pace per quanto sono numerosi. Annuso l’aria elettrica e mi dico che tutto quello che mi succede non è altro che ciò che desidero, virus a parte. Molte cose succedono proprio perché si è lavorato per farle accadere, no? È lecito avere paura però, mi dicono. Non ci avevo mai pensato.

Vivere al meglio a volte è faticoso, non per la fatica in sé, quella si supera con l’aiuto di qualche integratore ad hoc, ma per il boicottaggio consapevole che si mette in moto davanti ad un cambiamento. Credo che la mia mente, come quella di molti miei simili, sia tarata per vivere aggrappata a certe abitudini di pensiero, magari non del tutto sane, magari anche dolorose, ma che riescono a dare una specie di senso di sicurezza. Appena i programmi differiscono di un po’, arriva la paura.

Bella lei… comincio ad amarla e non lo credevo possibile. Affascinante in ogni sua scossa, avvolgente in ogni suo fremito ed ammaliante in ogni suo brivido. Non parlo di panico sordo e senza sbocco, ma di chiappe strette, tipo prima di una gara.

Nei momenti top, in quelli più importanti e fondamentali, per me in ballo c’è il controllo del bilico: fine arte circense di chi si butta sul filo senza dover aprire gli occhi del tutto ma è pur sempre lucido. Di chi si fida di se stesso e di nessun altro, di chi ritiene scontato quasi, che il filo regga il proprio peso, di chi ascolta le sensazioni che ha dentro e di chi vive dell’adrenalina del momento. Di chi ci crede. Di chi ha coraggio di aver paura.

Parlavo di ciccia che trema, giusto, la mia vibra parecchio, l’adrenalina e l’ansia da prestazione c’è e si fa ben sentire e nonostante io mi ripeta che andare incontro alla vita questa volta non è assolutamente molto diverso da ciò che ho fatto fino a ieri, tremo quasi troppo. Mi fermo, ritrovo il senso, il percorso, stringo le chiappe e avanti.

Sono scostante, anche, e diffidente, pure,  perché il momento che per me è solenne mi fa arrivare a sentire il bisogno di avere tutto lo spazio possibile libero solo per me. Non sento l’esigenza di sentirmi compresa, non credo nella condivisione di questi momenti di fatica, la gara va portata avanti in solitaria, senza scuse, senza ascoltare i lamenti dei guastafeste, sé stessi compresi. Eppure questa volta è diverso.

No panico, no ansia statica, no brividi di terrore, non insicurezza grezza ma paura.

Semplice paura, come una bimba piccola che vuole la mano per riposarsi.

Forse questa volta riuscirò a cercare una carezza senza vergogna, forse questa volta sentirò il bisogno di un abbraccio sincero, forse questa volta mi fermerò per prendere fiato in felice compagnia e permetterò a qualcuno di offrirmi la merenda.

Forse, anche io posso mollare un po’, un po’ di paura non ha mai fatto morire nessuno.

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