Funziona il perdono responsabile?

Forse è solo una questione di perdono responsabile, vai a capire…

Chiedo perdono per tutte le volte che ho incolpato qualcun’altro pur di non prendermi la responsabilità di ciò che ho detto e fatto, senza morire di vergogna.

Chiedo perdono per le offese urlate e per le parole taglienti sibilate, senza sentirmi un mostro senza cuore.

Chiedo perdono per tutti i consigli non richiesti dati, senza sentirmi mortificata.

Chiedo perdono per il sarcasmo usato e non compreso, senza sentirmi incompresa.

Chiedo perdono a me stessa per non aver accettato i torti subiti e le umiliazioni, senza sentire il fegato distruggersi e la bile travasare per la rabbia al solo ricordo.

Chiedo perdono a me stessa per non aver capito la stupidità di chi ha volutamente giocato con i miei sentimenti più preziosi, senza provare rancore.

Chiedo perdono a me stessa per non aver apprezzato sempre le cose della vita come un’opportunità di crescita, senza sentirmi troppo ingenua.

Il mio sogno è sempre stato quello di affrontare nel modo più sano per me, ogni situazione. Sai quando per esempio dici la frase perfetta in un contesto perfetto, con i tempi perfetti che ti fa stare benissimo e senti l’autostima schizzare fuori dalle orbite? Quello. Parlo proprio di quella sensazione di godimento intellettuale che sta alla base del super ego di molti, sulle balle ad altrettanti ed è fondamentale per l’equilibrio di quelli come me. Non parlo di parlarsi addosso, non voglio credere che ci siano persone che non capiscano che non aspiro alla perfezione, -si può ancora dire aspirare alla perfezione, sì?-. Mi piacerebbe solo insegnare a mia figlia che molte volte, anche nel torto più marcio c’è la cosa più sana da dire, la cosa più sana da fare per sentirsi a posto con la propria coscienza, che non c’entra nulla con il concetto di perfezione.

Si può barcollare con contegno in ogni occasione -basta pensare al fatto di avere dei piedi- anche nei terreni più ostici.

L’altro giorno, in uno delle mie lunghe sessioni di ascolto di musica, con le cuffie pigiate sulle orecchie ed il volume al massimo perché non avevo nessuna voglia di pensare, è arrivato inaspettato un pensiero. Io non lo volevo, ho cercato di rimandarlo indietro, ma niente, non ci sono riuscita. Più cercavo di distrarmi a suon di sciallo musicale, più lui arrivava ancora più prepotente, quasi sfacciato.

Vuoi vedere che sono il centro del mondo? Che detta così fa pure molto snob e maniaca del controllo mitomane. Ma no, non è nulla del genere 😀

Intendo dire che forse sarebbe tutto più semplice se ci mettessi sempre e solo la mia faccia con consapevolezza senza pretendere che chi mi capita davanti agisca come me. Forse riuscirei ad affrontare tutto in maniera più leggera diminuendo il valore che do ai gesti e alle parole mie ed altrui. Perché forse perdonarsi e perdonare è alleggerirsi. Sento di essere stanca, troppo, ma non sono capace di mollare il colpo semplicemente e senza provare a vedere se questo nuovo pensiero si rivelerà davvero utile; non credo che smetterò mai questa ricerca della serenità perché non aspiro né alla perfezione né alla felicità ma a qualcosa che mi aiuti a vivere e non sopravvivere anche nei momenti più molesti e se fino ad oggi i miei motti sono sempre stati infarciti di vaffan**lo per ribellione, da oggi in poi saranno preceduti da una richiesta esplicita di perdono.

Scusa non ci riesco, ma anche vaffanc**lo.

Ed è così che voglio educare mia figlia non perché i miei pensieri siano giusti e nemmeno perché convalidati da fior fior di teorie pedagogiche ma perché sono onesti e questo mi basta per ogni eventuale attribuzione di colpa futura.

sbam

Commenti

  1. dice

    mi piace molto l’idea di perdono responsabile.
    io credo che: se i pensieri sono onesti -davvero-, la colpa non è che un vizio di forma

    • Francesca dice

      Credo che il punto sia proprio l’onestà. Mantenerla, in particolare con se stessi, non è sempre semplice, ma ci si riesce 🙂

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