Cure compassionevoli e cure magiche.

“Ha tre mesi di vita”.
Sentenza bastarda, a detta del primario di oncologia. A ripensarci mi si chiude lo stomaco e ricordo bene quanto la mia testa girasse. Ma non voglio parlare di dolore, sono solo incazzata da morire.
“In via palliativa possiamo provare una cura in via sperimentale. La cura ha funzionato due volte su quattro”.
In via palliativa, in via sperimentale… martedì mattina infusione di chemioterapici per otto/nove ore e il venerdì una chemio lampo di tre ore. La settimana dopo da capo. Per mesi, con qualche interruzione, anni.
Quei tre mesi sono diventati 4 e poi 5 e poi 6 e poi 7. Poi è passato il primo anno, il secondo con una ricaduta dietro l’altra, il terzo con la speranza di aver debellato il cancro, il quarto che ci ha spaccato il cuore in due e il quinto che se l’è portata via.

In questi giorni sento parlare di continuo di cure compassionevoli, cure palliative, cure alternative e diritto alla cura. Non sono in grado di sostenere teorie scientifiche o trattati medici di nessun tipo, parlo da figlia e basta. Da figlia che ha avuto un certo tipo di esperienza.

Penso a quel ladro, farabutto, disonesto e sedicente medico che per la modica cifra di un milione di lire nel 1998, le vendeva un intruglio magico. Se penso a quante volte le ho bucato il culo per iniettarle quella brodaglia vitaminizzata, mi gira persino la testa. A distanza di anni, mi gira tutto in verità. Dovevamo raggiungerlo in un paesino sperduto nel Veneto, se penso al bugigattolo dove ci accoglieva, se penso che non faceva fattura, che ci prendeva in nero, che… meglio che mi fermi perché rischio di stare male e lanciare il pc fuori dalla finestra.
Poi penso a quello che ci ha riempito casa di acqua energizzata, penso alla sua fottuta acqua mezza marcia che custodivamo in cantina perché potesse avere un effetto benefico su tutta la famiglia.
Penso anche a quello che le imponeva le mani e io stavo lì a guardare quel suo corpo nudo e deformato dalla malattia chiedendomi se ne valeva la pena, umiliarsi così.
Poi all’amica che si diceva guarita da uno psedosciamano. Mia madre non ha potuto conoscerlo perché era intossicata dalla chemio: “Smetti subito la chemio!” diceva “se vuoi che ti veda lui in persona. Anche Galileo era preso di mira perché aveva teorie che all’epoca sembravano strambe”.
Mavaffanculo, va. Tu e tutti quelli come te.

Poi penso alla sua voglia di vivere, al suo amore per la vita e credo fermamente che tutto ciò che abbiamo fatto, compreso il farci prendere in giro da chi se n’è approfittato, lo rifarei. Lo rifarei nel caso in cui la disperazione toccasse di nuovo quelle corde profonde, quelle che ti tolgono ogni lucidità. Come genitore poi, comprendo chi cerca una cura alternativa, specie se i miglioramenti si percepiscono o si ha bisogno di percepirli. Compatisco chi soffre dolori così.
Una volta si facevano le raccolte fondi per fare il viaggio della speranza, io ho partecipato e partecipo a queste iniziative, lo faccio col cuore e con un offerta. Ognuno deve avere il diritto di provare a stare meglio anche se va da uno sciamano, per dire. Se mi pare una speranza giusta, una cura non illegale o pericolosa, partecipo.

Ma credo che uno stato non debba garantire un miracolo, che un servizio sanitario nazionale non possa e non debba sobbarcarsi il costo di cure alternative, se non con prove scientifiche più che certe alla mano. Che uno stato vero, quello stato che io sogno da anni, è uno stato che spinge e sostiene la ricerca scientifica, quella che ha portato a diminuire la mortalità in caso di cancro al seno, per esempio.
I casi clinici delle ultime settimane, mi hanno fatto capire che ho molti amici specializzati in staminali e stamina, che sanno esattamente cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è un diritto e cosa invece non lo è.

Io invece, che di scienza non ne capisco una cippa, sono ignorante come una capra e leggo qui e là per il piacere di farlo sto a guardare, e prego che quella tale famiglia trovi la sua pace, senza però ritenere responsabili gli altri per la sofferenza che sta vivendo.
Mia madre alla fine è morta dopo alcuni anni, forse le vitamine o l’acqua marcia hanno funzionato o forse era solo destino che rimanesse abbracciata a me ancora un altro po’, questo è quanto.

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