Che è forse ora di tornare.

Quando ho aperto questo spazio, ho desiderato con tutta me stessa che esso racchiudesse solo pensieri “puliti” e “finiti”. Per carattere non sarei capace di venire qui a lamentarmi, a farmi compatire o altro perciò è presto spiegata la mia assenza. Ho avuto diverse difficoltà, fisiche, e molti pensieri confusi su tutto.

La confusione mi spiazza, l’ho mai detto? eppure è così. Anche il disordine in casa mi destabilizza, ma il casino nella testa, quello che non capisci più da dove partire per ragionare, mi rende gelida ed immobile, lucida e folle. Se fossi da sola non sarebbe un grosso problema, ma siccome non sono del tutto sociopatica, rapportarmi con gli altri diventa una fatica. Anche per gli altri, credo. Per farla breve comunque, ad oggi, mi sono resa conto che tutto il mio disagio aveva a che fare con il benessere di mia figlia e mai come negli ultimi mesi ho sentito sulle mie spalle la responsabilità verso di lei.

Avere problemi di salute, nulla di troppo grave e ora in via di guarigione, mi ha fatto sentire impaurita: e se mi succede qualcosa? e se non sarò più capace di darle ciò di cui ha bisogno perché non sto bene? e se non potrò più accompagnarla in giro? e se non ce la faccio? Ecco. Essere orfana non aiuta certi ragionamenti.

A questo si è aggiunto un fatto increscioso che ha destabilizzati tutti: ma siamo una famiglia adatta a far sentire accolta nostra figlia? ce la faremo ad andare avanti? ho sbagliato proprio tutto? cosa penserà lei di tutto questo? ecco

Sono tornata perché ho tutte le risposte che cercavo, nel mio stile ogni cosa è venuta fuori una volta davanti alla tastiera che per mesi è stata sostituita foglietti con appunti nevrotici e poco legibili. tipo: ansia-mi amo?-mi manca la mamma-cazzo. fare! cosa? quando? devo forse uccidere? morire io? ma mi amo vaffanculo. Biglietti che presi così delineano il carattere di una persona dignitosamente instabile. Ma a tutto c’è una fine, l’ho sempre saputo e ripetuto come un mantra e a tutto c’è rimedio, anche se costa più fatica di ciò che ci si aspetti.

Il benessere psicologico di un figlio è una rete di salvezza che il genitore deve tessere come un ragno. Che porta guadagno solo se non gli tiri in testa uno scaldabagno.

Instancabile e coscienzioso, il lavoro deve essere a tratti solo silenzioso. Un compito certamente ambizioso se fatto in modo armonioso.

Non c’è spazio per la confusione, un figlio ha bisogno di leggerci sempre una buona occasione. Senza il bisogno dell’abnegazione ma di un lavoro certosino di accettazione.

Non c’è scusa che tiene se negli occhi di tuo figlio la luce va e viene. Tutta una questione di pensieri in igiene con il desiderio, per sfinimento, di forze aliene.

Dunque avanti bisogna sempre andare, a costo anche di doversi più volte fermare. A volte è concesso sbuffare, altre abbozzare e pure abbaiare, l’importante non è partecipare ma in ogni dubbio abbracciare.

Starà bene solo se ogni cosa ha il suo posto e il suo senso. Anche se il significato è denso, che adesso che ci penso, basterebbe solo del buonsenso.

Detto questo, sono tornata. Con qualche acciacco ma lotto con chi amo e pitturo di sole ciò che posso.

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Questo post partecipa al Blogstorming di GenitoriCrescono

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