Ti auguro una luce particolare: il faro.

Non ho mai capito esattamente cosa sia un faro, ne ho visti diversi ma a parte nei film di paura, quelli dove l’abitante unico di un’isola sperduta viene inseguito per essere sgozzato sulla grande lampadina, non ne ho mai visitati. So che è una torre con dentro una luce, una grande luce, che indica la strada o un pericolo a chi è in navigazione, stop. Non so altro, perché a me, della roba di mare non è mai interessato troppo. Cioè, se mi chiedono cosa sia una funivia o una malga ci posso arrivare, ma con la roba da marinai ho più di qualche problema. Tutto questo per dire che possiedo un faro e ne devo scrivere , perché  le cose belle si sa che rimangono preziose anche se condivise o forse sono belle proprio perché condivise. Continua a leggere

Come ti affronto la morte del gatto coi bimbi.

Una persona mi ha detto “la morte è un tema scottante per tutti, purtroppo”. Dillo a me.
E io che mi illudevo che spiegare di vulva e vagina a mia figlia fosse impegnativo, seguire l’agonia del gatto di casa è pure peggio. (Non sarà troppo cosciente di tutto questa bimba qui?)
Perché da orfana esperta quale sono, detestando da sempre il concetto di animale domestico come membro alla pari della famiglia, mi ritrovo gli occhi umidi ogni tre per due, perché Zorro, il gatto che gira in casa nostra da quasi 13 anni sta male. Diciamo pure che sta morendo così non ci penso più. Elisa cara, perché la tua sorte è quella di toccare così tanti lutti?

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Di terra, di semi e di insemenii.

Inseminio: fesso, scemotto e pure un po’ cretino; può diventare altamente crudele, non si sa però se lo faccia per scarsa intelligenza o per pura cattiveria. Questa è una parola in dialetto veneto, in casa mia sta ad indicare uno che nel tempo non ha fatto un passo giusto o che per vie traverse tipo accompagnandosi con la persona sbagliata, ha cominciato a dare i numeri. El s’ha inseminio insomma.

Muovo la testa, pogo e saltello da seduta (che è una fine arte rara), ho le cuffie e mentre batto il piedino a tempo mi godo lo stordimento da musica troppo alta; d’altro canto sono nella fase della decompressione serale… hop hop hop. In questa parte della giornata divento più maleducata, sfrontata ed arrogante del solito e spero sempre che nessuno mi veda perché sono anche altamente ridicola, eppure non riesco a fare diversamente. Capita solo a me che la musica renda la vita più facile? Mi rende leggera come una piuma, alleggerita come un palloncino di elio e allena ogni cellula del sistema nervoso a stare in equilibrio con il tutto, boh. Rimane il mio metodo infallibile in qualunque situazione e in qualsiasi posto.Continua a leggere

La spelonca sbilenca.

Mi hanno spiegato spesso che l’idea che si nutre di noi stessi nel tempo, non è sempre del tutto reale, diciamo che con l’andare degli anni si impolvera un pochino. Quando ho letto il tema del mese di Genitoricrescono: igiene e pulizia, sono sobbalzata dalla sedia. Sapevo di volerne scrivere ma conoscendomi ero sicura che non avrei parlato di bagnetto serale o di come insegnare ai bambini a lavarsi i denti, sono sobbalzata perché sono settimane che rifletto sul tema della pulizia.

La pulizia che ritengo più necessaria e utile è quella dei sentimenti, delle emozioni e degli intenti.

Schematizzando molto potrebbe essere più o meno così, la storia che voglio raccontare.

C’era una volta una regale caverna buia, umida e sporca.Continua a leggere

Lutto è felice nonostante lo “Stupidario serio, dell’amico poco empatico e ancor meno simpatico”.

Il mio Lutto è ormai diventato un adolescente: un ribelle ragazzetto di 12/13 anni, che non vuole stare a sentire ragioni troppo razionali e desidera decidere da solo per se stesso. Crede di essere grande e a volte vuole più spazio di quello che le salutari prassi richiederebbero, solo per avere una vita un po’ più tranquilla eh, mica per costringerlo a fare chissà cosa. Non è ancora troppo maturo per decidere autonomamente, eppure crede di potersela cavare da solo ed è un recalcitrante nato. È una presenza costante, come un buchino nel cuore che nulla può riparare e io non ho mai avuto il coraggio di cacciarlo, anzi, lo sto crescendo come farei con un figlio.
Convivo con lui da quando è nato e non è sempre stata una compagnia facile da sopportare, anche se l’ho cullato dal primo momento e ho cercato di trattarlo come meglio potevo cercando anche di non dimenticarmene mai, è una presenza lievemente ingombrante. Ma ormai c’è, che faccio? Lo abbandono? Naaa.

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