Macelleria Sentimentale #2

Scrive alla Macelleria Sentimentale Melissanella, ragazza turbolenta nonostante il nome che le hanno affibiato. Ha saputo del nuovo servizio proposto dalla cugina di una conoscente dello zio di un mio coscritto. Mi ricordo di Melissanella, ricordo come fosse oggi quando entrava in negozio e faceva comprare a sua madre salsicce di cinghiale all’aglio e brillantina. Mi sono sempre chiesta come facessero a mangiare 48 paia di salsicce a settimana, nessuna delle due poi, portava cera sui capelli ma vabbè.
Si diceva che la madre avesse frequentazioni poco raccomandabili: i gangster di paese. Loschi individui che negli anni Settanta rubavano i trattori per la raccolta delle mele, per usarli come mezzo di trasporto per le vacche in transumanza.

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Macelleria Sentimentale, il principio.

Mi scrive Beluerta, amica strana di lungo corso. Credo di averla conosciuta nel ’76 in negozio tra un cartoccio di cremino e un litro di latte d’asina. Grazie alla macelleria ho incontrato tanta gente tutta diversa. Eravamo due ragazzine con le trecce e ora siamo due donne dalle mille risorse e dagli svariati svarioni.
Comunque dicevo, mi ha scritto alla Macelleria Sentimentale per sottopormi il seguente quesito: tu che ne sai tante, come si fa ad amare un uomo che gli puzzeno i piedi? E come si fa a rimaner sposate fino al 25.mo di matrimonio (mancano pochi giorni), per ricevere il brillante promesso da decenni?

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Cure compassionevoli e cure magiche.

“Ha tre mesi di vita”.
Sentenza bastarda, a detta del primario di oncologia. A ripensarci mi si chiude lo stomaco e ricordo bene quanto la mia testa girasse. Ma non voglio parlare di dolore, sono solo incazzata da morire.
“In via palliativa possiamo provare una cura in via sperimentale. La cura ha funzionato due volte su quattro”.
In via palliativa, in via sperimentale… martedì mattina infusione di chemioterapici per otto/nove ore e il venerdì una chemio lampo di tre ore. La settimana dopo da capo. Per mesi, con qualche interruzione, anni.
Quei tre mesi sono diventati 4 e poi 5 e poi 6 e poi 7. Poi è passato il primo anno, il secondo con una ricaduta dietro l’altra, il terzo con la speranza di aver debellato il cancro, il quarto che ci ha spaccato il cuore in due e il quinto che se l’è portata via.

In questi giorni sento parlare di continuo di cure compassionevoli, cure palliative, cure alternative e diritto alla cura. Non sono in grado di sostenere teorie scientifiche o trattati medici di nessun tipo, parlo da figlia e basta. Da figlia che ha avuto un certo tipo di esperienza.Continua a leggere