Macelleria Sentimentale: di aggiunte e sottrazioni.

Fra una settimana aprono i Mercatini di Natale qui in zona, siamo già tutti in fibrillazione: turisti che vengono da ogni dove che impazziscono per l’angelo finto con la boccuccia a O, che si rincretiniscono per un vin brûlé da 10 euro al millilitro, che vagano infreddoliti alla ricerca di un souvenir da 100 monete da due nette e che si divertono a fare le sardine. Ecco. (Mi pare sciocco ribadire quanto io sia orgogliosamente asociale sotto le feste e non)Continua a leggere

Più limoni per tutti.

Ne ho ascoltate tante di storie di carne nella mia carriera di venditrice di pezzi di manzi e maiali, le ho ascoltate tutte avidamente perché in verità, fare la Macelliera è una vocazione pettegola per natura. Spesso mi è capitato di capire molto di più di una persona sentendola parlare di sesso che di eguaglianza o capitalismo.

Detto questo, quando in un gruppo si comincia a trovare il modo di parlare di sesso,  facendo allusioni più o meno esplicite, non esiste genere. Tutti si destreggiano con maestria tra battute più o meno folgoranti e le temperature interne di alcuni salgono vertiginosamente. Ah, capita solo a me? Può essere, Mi riconosco come una femmina sana, amante  entusiasta delle proteine e non me ne sono vergognata, ne ho fatta una professione! ecco, torniamo alla macelleria che altrimenti perdo il filo e comincio a sudare a ritrovarlo.Continua a leggere

Nota I: il sesso. #Macelleria Sentimentale.

Non so se c’entri l’estate che scalda gli ormoni o il fatto che per la pioggia si è costretti a stare di più a casa sotto le lenzuola, ma qui in Macelleria siamo sommersi da richieste di ogni tipo riguardanti il sesso. Ho pensato di fare una piccola guida, una sintesi unica in cui racchiudere tutte le risposte, che tra trombamici e trombonemici mi sembra che ci sia un po’ troppa confusione.
La prima moglie del macellaio, la Bertilla, ci ha sempre detto che la donna lo deve fare anche se non sente nulla. Cioè, il sesso va fatto e il marito, per tenerlo fedele tocca prenderlo sopratutto per la pancia, -altro che sesso-, facendogli da mangiare bene. Era senza due dita: tagliando una carota per fare il soffritto del ragù le è sguillata la mannaia.
La duchessa di MonteOrbo invece, diceva che l’uomo lo conquisti con la dedizione: per essere felici bisogna avere occhi solo per lui. Il sesso deve essere fatto al buio e in silenzio perché non sia mai che l’uomo si accorga da qualche smorfia o sbadiglio, che ciò che sta facendo non sia proprio una perfetta prestazione. La povera Luisella è morta d’infarto quando dopo il servizio si è ritrovata nel letto il cocchiere, quello anziano, e non suo marito.
Ma vediamo chi ci ha contattato di recente.

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Macelleria Sentimentale #4

Il ritorno è sempre una cosa positiva per me, tornare a dedicare del tempo alla Macelleria è una vittoria a priori. Un po’ perché lavorare con la carne fresca mi fa sempre bene e un po’ perché sprizzo veleno da tutti i pori e nel virtuale posso fare senza dubbio meno danni.

Una cara amica si dice “molesta” io oggi posso solo dirmi “incontinente ” e ci siamo capiti senza troppe parolacce.

Mi scrive la dolcissima, l’ amabilissima, la tenerissima, la cara e quasi prediletta signora Rosa. La gente che la conosce bene la chiama Cartada7euro, non ho mai approfondito le motivazioni e mi voglio attenere a ciò che mi scrive senza farmi traviare da falsi pregiudizi di paese. Ha un marito che tutti chiamano il Gobbo, non perché sia juventino o curvo davvero, ma perché sono anni che regge il peso di essere sposato e cammina tutto svergolo. Tutti però sanno che ha partecipato a qualche puntata della D’Urso come opinionista di paese, che ha fatto la pubblicità del formaggino con i crauti liofilizzati a tre anni e che sulla carta d’identità si è fatta scrivere: celebrità. Boh.Continua a leggere

Macelleria sentimentale #3

Ero qui che mettevo in ordine le bollette e ad un certo punto appare il simbolo della busta delle mail sullo schermo. Ci clikko su senza pensare di trovare materiale per la  Macelleria Sentimentale ed ecco che mi ritrovo una confessione a cuore aperto di Fifi.
Fifi è quella che gira con le calze mezze giù e il rossetto rosso chic, sui denti. Il suo vero nome è Luigina Rufina Malarossa, proviene da una famiglia onesta di operai. Viveva in una casetta a schiera e coi suoi fratelli giocava sempre a nascondino e a biglie nella sabbia del parco vicino alla piazza Centrale. Porta minigonne inguinali e top maculati fucsia pure d’inverno. Ha una giacca giallo senape marcia che ne preannuncia l’arrivo da 200 metri di distanza e porta borse verde fosforescente in ogni stagione. In paese si racconta che abbia un marito da così tanti anni, 18 per l’esattezza, perché ha fatto un incantesimo con buccia di banane, peli di gatto e rospo vergine.Continua a leggere