Arrabbiature sane per tutti: l’incazZen.

La mia paura più grande e terrificante è quella di litigare con qualcuno, tipo al telefono e di non rivederlo più. Cioè, mentre discuto con una persona che guida o che deve allontanarsi o che è lontana, ho paura di non risolvere la discussione e che non ci sia o sarà più occasione di farlo.
So che è una cosa un po’ da sfiga nera, sarà anche che sono condizionata dai lutti subiti, ma è così. Ho sognato ormai non so più quante volte, di una coppia di Carabinieri che bussano alla mia porta per dirmi che c’è stato un incidente, che lui è morto, che io non posso più parlargli perché non è nemmeno all’ospedale ma già andato e mi sveglio madida di sudore, con il fiato corto e con l’unico sollievo di avergli allungato la vita, forse. C’è sempre tempo, mi dico.

Negli anni ho adottato diverse tattiche, tutte abbastanza buone, per evitare di arrivare al panico da perdita tipo quella di rimediare subito ad una discussione scusandomi, quella di non dire le cose in maniera troppo violenta e quella di discutere solo di persona.

Ero arrivata a non litigare mai, mai una parola di più o una pipì fuori dal vaso e nemmeno un capello fuori posto. Contenimento era la parola d’ordine, non era previsto il permesso di cedere alla rabbia, non sia mia che questo si accorga che non sono solo amabile o che muoia, cazzarola, e io rimanga col senso di colpa a vita.

Poi c’è stato un periodo nel quale parevo una belva: senza contenimento e senza contegno. Sbrodolavo rabbia da ogni orifizio, che fa pure schifo detto così, ma l’immagine è proprio quella che descrive al meglio l’incontinenza di quella particolare e a volte ostica emozione. Rabbia sul lavoro, con le persone care, in macchina e al supermercato. Ho provato un’agoscia perenne, perché logicamente litigando spesso, la sensazione di sbagliare era quotidiana e la paura del fattaccio era quasi costante. Mi paravo il culo però dicendo letteralmente: -scusa se mi sono permessa, forse sono io che sbaglio- che detto con lo sguardo iniettato di sangue e con la giugulare pulsante, non deve essere stato preso molto sul serio da nessuno.

Ai giorni nostri ho trovato una sorta di equilibrio, credo. Diciamo che mi capita ancora di difendermi a suon di incazzature non sempre motivate, ma non sento più il bisogno di risolvere presto: sono diventata paziente, molto. Sono riuscita a non farmi colpire da tutto e tutti e a non desiderare di palesare sempre ciò che penso, di solito dico proprio così: -non desidero confrontarmi e palesare ciò che penso davvero perciò attaccati al tram-, che fa anche molto snob ma mi consente di sentirmi in una posizione di difesa/attacco piuttosto vantaggiosa.

Ho sviluppato però una cosa che non so mai se annoverare tra le crescite positive o quelle negative: la pazienza nasce da un solo piacere, quello di buttare fuori persone dalla mia vita prendendomi il tempo necessario per farlo in maniera perfettamente indolore per me o per rifilare l’ultimo colpo. Perché credo proprio che in realtà io senta sempre questo bisogno di risolvere tutto, mi fa ansia il pensiero di avere dei sospesi e se sono stata ferita non accetto di deporre le armi. Le armi le depongo solo per affilarle meglio. Mi lascio addirittura il tempo per cambiare idea e non averne più bisogno, ma mi soddisfa molto colpire a distanza di tempo.

Credo che questa sia una sorta di perversione, forse è un atteggiamento passivo aggressivo o forse solo snob, eppure dopo diverse esperienze ho capito che una volta ferita, nel momento stesso in cui sento che alcune corde preziose sono state toccate, ho bisogno di riprendere forza e che essere avventata nelle mie reazioni mi ha portato solo grandi dolori.

Tutto questo per dire che ho voglia di inventare l’incazZEN, l’incazzatura zen, quella che non lascia strascichi, che ti lascia appagato, sereno e che non ci pensi più. Ci penserò meglio ma al momento spero solo che rincasi presto mio marito, che stamattina saperlo in macchina nel mentre, non mi ha fatto molto bene. PEACE!

Commenti

  1. Francesca dice

    Sono felice di sapere che nonostante la decisione presa, io risulti per alcune persone “anche e nonostante tutto” amabile.
    La propria debolezza ammessa è la vera forza, dicono 😉

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