Altro elogio alla tristezza.

Sono tornata. 

Sono tornata solo perché ho visto questo cartone animato di cui parlano tutti e sono tornata perché ho capito che l’Internèt non poteva fare senza una mia recensione. Già.

Il film mi è piaciuto molto, anzi, dire molto è troppo poco, il film l’ho amato e lo amo, punto. Mi sono innamorata letteralmente di Tristezza: goffa quanto basta, blu come il cielo e i miei adorati Puffi (o il più recente Megamind),  con la voce da sonno e pigrizia, con l’insolenza del pessimismo e fastidio, e simpatica perché tenerona del menga.

Perché a me in verità Tristezza fa ridere. È un’emozione che ti prende, a suo modo ti fa compagnia e spesso, quando se ne va, ti viene da ridere, ti senti sciocco ad averla provata magari. È differente dal dolore, quello che ti tortura lo stomaco e non te lo molla più. È differente dalla paura che ti immobilizza, qualche volta è accompagnata dalla malinconia e dalla nostalgia, ti rintontisce e nulla di più. Se stiamo parlando solo di tristezza insomma, quell’esserino blu che è peggio di una cipolla in quanto a lacrime, non stiamo parlando di un qualcosa di grave o inaffrontabile o insopportabile, anzi. Piangere fa bene, pulisce gli occhi e li rende più luminosi per i selfie.

Il problema è quando non si fa riconoscere, quando ingenuamente la scambiamo per altro ed andiamo a cercare solo Dio sa cosa.

Povera Tristezza! Defraudata del suo ruolo e scambiata per altro, chissà come si sente triste, tra l’altro.

La travestiamo col nero dell’angoscia, col rosso della rabbia, col verde del disgusto, col grigio della preoccupazione, col marroncacca dell’ansia e stiamo male senza pensare:

“Ciao Tristezza, anche tu qui? Ti faccio un po’ di spazio dai, facciamoci due lagne che poi devo andare a prendere mia figlia”.

E alla domanda:

“Oh, ma oggi che hai?”

Invece che dire:

“Sono triste 🙁 ”

rispondiamo con le pippe più assurde:

“Eh, un casino: al lavoro non riesco a stare concentrata perché l’aria condizionata spara troppo forte e dovrei mettere uno scialle come minonna, a fare la spesa mi sono incazzata perché la bilancia mi ha messo dieci grammi in più e mancava il rotolo delle etichette, a casa ho trovato un ragno, in giardino è appassita una rosa, mio marito era stanco dopo quindici ore di lavoro, mia figlia ha fatto una A che pareva una montagna, mi ha punto una zanzara, la pasta si è scotta e la bistecca si è bruciata, il mondo ce l’ha con me, devo fare tutto io e questa casa non è un albergo, insomma, una catastrofe, grazie e vaffanculo .”

Ah.

E viviti ‘sta cacchio di tristezza e basta, no? Hai avuto una vita così, hai passato cose cosá, come tutti hai momenti su e attimi giù, vivitela senza paura e impara a riconoscerla piuttosto, furba! Lasciati coccolare da essa, permettiti di provarla, di farti abbracciare, è pure morbida.

Non escluderla a priori, non allontanarla, non evitarla, non sei un’eroina se lo fai, ascolta me che lo so perché l’ho appena scoperto, lo sei se non lo fai 😉

Bentornati a tutti, oggi sono triste, ma so che sarà la volta buona.

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